| Da "I MAlavoglia" di Giovanni Verga | |
| I brani che seguono, tratti dal romanzo "I Malavoglia" di Giovanni Verga, presentano delle scene di vita di cortile nella Sicilia di fine Ottocento. Sono stati dei documenti preziosi per la nostra ricerca. | |
| Da questo breve brano si evince l'importanza dell'allevamento della gallina nell'economia
delle famiglie povere. ....Allora Mena prese la parola e si affacciò
sull'uscio - Ce n'è un paniere pieno, di uova, aggiunse, e lunedi, se
compare Alfio va a Catania, potete mandare a venderle al mercato. |
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| Le liti tra i vicini erano molto frequenti, ma spesso si risolvevano positivamente, poiché prevalevano i sentimenti di solidarietà. | |
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Le cose arrivarono al punto che comare Venera e la Longa non si parlavano più, e se si vedevano in chiesa si voltavano la schiena. -Vedrete che arriveranno a metter fuori le scope! diceva la Mangiacarrubbe gongolando. Non mi chiamo la Mangiacarrubbe se non ci arrivano! Bell’affare che ha fatto la Zuppidda con Cetriolo! [‘Ntoni il figlio della Longa] Di solito gli uomini non s’immischiano in quelle liti di donne, se no le questioni s’ingrosserebbero e potrebbero andare a finire a coltellate; invece le comari, dopo che hanno messo fuori la scopa, e si sono voltate le schiene, e si sono sfogate a dirsi improperi, e a strapparsi i capelli, si riconciliano subito, e si abbracciano e si baciano, e si mettono all’uscio a chiacchierare come prima. ‘Ntoni poi, stregato dagli occhi della Barbara, era tornato quatto quatto a piantarsi sotto la finestra, per metter pace, che la gnà Venera voleva buttargli fuori sulla testa la broda delle fave, qualche volta, ed anche la figliuola si stringeva nelle spalle, ora che i Malavoglia non avevano più né re né regno.
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Il sogno di ritornare alla casa del nespolo |
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| L'immagine della casa del nespolo è tutt'uno con
l'immagine dell'albero che si affaccia sul muro.
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Padron ‘Ntoni aveva sempre la casa davanti agli occhi, là vicino, colle finestre chiuse, e il nespolo che si affacciava sul muro del cortile. Maruzza non aveva potuto morire in quella casa; né egli forse vi sarebbe morto; ma i denari cominciavano a raggranellarsi, e i suoi ragazzi ci sarebbero tornati un giorno, ora che Alessi cominciava a farsi uomo anche lui, ed era un buon figliuolo della pasta dei Malavoglia. |
| ‘Ntoni, quando la sera tornava a casa, non
trovava altro che le donne, le quali mutavano la salamoia nei barilotti, e
cominciavano in crocchio colle vicine, sedute sui sassi; e intanto
ingannavano il tempo a contare storie e indovinelli, buoni per i ragazzi, i
quali stavano a sentire con tanto di occhi intontiti dal sonno. Padron
‘Ntoni ascoltava anche lui, tenendo d’occhio lo scolare della salamoia, e
approvava col capo quelli che contavano le storie più belle, ei ragazzi che
mostravano di aver giudizio come i grandi nello spiegare gli indovinelli. -La storia buona, disse allora ‘Ntoni, è quella dei forestieri che sono arrivati, con dei fazzoletti di seta che non pare vero; e i denari non li guardano cogli occhi, quando li tirano fuori dal taschino. Hanno visto mezzo mondo, dice, che Trezza ed Aci Castello messe insieme, non sono nulla in paragone. Questo l’ho visto anch’io; e laggiù la gente passa il tempo a scialarsi tutto il giorno, invece di stare a salare la acciughe, vestite di seta e cariche di anellimeglio della Madonna dell’Ognina, vanno in giro per le vie a rubarsi i bei marinari. Le ragazze sgranavano gli occhi, e padron ‘Ntoni stava attento anche lui, come quando i ragazzi spiegavano gli indovinelli: -Io, disse Alessi, il quale vuotava adagio adagio i barilotti, e li passava alla Nunziata, -io quando sarò grande, se mi marito voglio sposare te. |
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-Ancora c’è tempo, rispose Nunziata seria seria. -Devono essere delle città grandi come Catania;che uno il quale non ci sia avvezzo si perde per le strade; e gli manca il fiato a camminare sempre fra le due file di case, senza vedere né mare né campagna. -E c’è stato anche il nonno di Cipolla, aggiunse padron ‘Ntoni, ed è in quei paesi là che si è fatto ricco. Ma non è più tornato a Trezza, e mandò solo i denari ai figliuoli. -Poveretto! Disse Maruzza. -Vediamo se mi indovini quest’altro, disse la Nunziata: Due lucenti, due pungenti, quattro zoccoli e una scopa. -Un bue! Rispose tosto Lia. -Questo lo sapevi! Chè ci sei arrivata subito; esclamò il fratello. -Vorrei andarci anch’io, come padron Cipolla, a farmi ricco, aggiunse ‘Ntoni. -Lascia stare, lascia stare! Gli disse il nonno, contento pei barilotti che vedeva nel cortile. Adesso ci abbiamo le acciughe da salare. Ma la Longa guardò il figliuolo col cuore stretto, e non disse nulla, perché ogni volta che si parlava di partire le venivano davanti agli occhi quelli che non erano tornati più. E poi soggiunse: -“Né testa, né coda, ch’è meglio ventura”. |
| Le file dei barilotti si allineavano sempre
lungo il muro, e padron ‘Ntoni, come metteva tutto al suo posto, coi sassi
di sopra, diceva: -E un altro! Questi a Ognissanti son tutti danari. ‘Ntoni allora rideva, che pareva padron Fortunato quando gli parlavano della roba degli altri. –Gran denari! Borbottava; e tornava a pensare a quei forestieri che andavano di qua e di là, e si sdraiavano sulle panche dell’osteria, e facevano suonare i soldi nelle tasche. Sua madre lo guardava come se gli leggesse nella testa; né la facevano ridere le barzellette che dicevano nel cortile. -Chi deve mangiarsi queste sardelle qui, cominciava la cugina Anna, deve essere il figlio di un re di corona bello come il sole, il quale camminerà un anno, un mese e un giorno, col suo cavallo bianco; finché arriverà a una fontana incantata di latte e miele; dove, scendendo da cavallo per bere, troverà il ditale di mia figlia Mara, che ce l’avranno portato le fate dopo che Mara l’avrà lasciato cascare nella fontana empiendo la brocca; e il figlio del re col bere che farà nel ditale di Mara, si innamorerà di lei; e camminerà ancora un anno, un mese e un giorno, finché arriverà a Trezza, e il cavallo bianco lo porterà davanti al lavatoio, dove mia figlia Mara starà sciorinando il bucato; e il figlio del re la sposerà e le metterà in dito l’anello; e poi la farà montare in groppa al cavallo bianco, e se la porterà nel suo regno. Alessi ascoltava a bocca aperta, che pareva vedesse il figlio del re sul cavallo bianco, a portarsi in groppa la Mara della cugina Anna. –E dove se la porterà? domandò poi la Lia. -Lontano lontano, nel suo paese di là del mare; d’onde non si torna più. -Come compare Alfio Mosca, disse la Nunziata. IO non vorrei andarci col figlio del re, se non dovessi tornare più. -La vostra figlia non ha un soldo di dote, perciò il figlio del re non verrà a sposarla; rispose ‘Ntoni; e le volteranno le spalle, come succede alla gente, quando no ha più nulla. -Per questo mia figlia sta lavorando qui adesso, dopo essere stata tutto il giorno al lavatoio, per farsi la dote, vero Mara? Almeno se non viene il figlio del re, verrà qualchedun altro. Lo so anch’io che il mondo va così, e non abbiamo diritto di lagnarcene. Voi perché non vi siete innamorato di mia figlia, invece di innamorarvi della Barbara che è gialla come il zafferano? Perché la Zuppidda aveva il fatto suo, non è vero? E quando la disgrazia vi ha fatto perdere il fatto vostro, a voi altri, è naturale che la Barbara v’avesse a piantare. -Voi vi accomodate a ogni cosa, rispose ‘Ntoni imbronciato, e hanno ragione di chiamarvi Cuor Contento. |
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La Mena cerca di consolare Padron 'Ntoni, ammalato. |
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| Alessi e Mena non vogliono mandare Padron 'Ntoni, ormai
ammalato, nell'ospizio (ospedale). Si danno da fare per guadagnare qualcosa
ed accudire il vecchio. Emerge sempre il ricordo della casa del nespolo.
Emerge il ruolo degli animali nella economia delle famiglie povere. Alessi non voleva sentire parlare di mandarlo all’Albergo, e diceva che finché ci era del pane ce n’era per tutti; e la Mena, dall’altra parte, diceva di no anch’essa, e lo conduceva al sole, nelle bella giornate, e si metteva accanto a lui colla conocchia, a raccontargli delle fiabe, come ai bambini, e a filare, quando non aveva da andare al lavatoio. Gli parlava pure di quel che avrebbero fatto quando arrivava un po’ di provvidenza, per fargli allargare il cuore; gli diceva che avrebbero comprato un vitellino a San Sebastiano, ed ella bastava a procurargli l’erba e il mangime per l’inverno. A maggio si sarebbe venduto con guadagno; e gli faceva vedere pure le nidiate di pulcini che aveva messo, e venivano a pigolare davanti ai loro piedi, al sole, starnazzando nella polvere della strada. Coi denari dei pulcini avrebbe anche comperato un maiale, per non perdere le bucce dei fichidindia, e l’acqua che serviva a cuocere la minestra, e a fin d’anno sarebbe stato come aver messo dei soldi nel salvadanaio. Il vecchio, colle mani sul bastone, approvava del capo, guardando i pulcini. Ci stava cosi attento, poveretto, che arrivava fino a dire che se avessero avuto la casa del nespolo si poteva allevarlo nel cortile, il maiale, giacché quello era un guadagno sicuro con compare Naso. Nella casa del nespolo c’era pure la stalla pel vitello, e la tettoia pel mangime, e ogni cosa; se ne andava ricordando a poco a poco, cercando qua e là cogli occhi morti e col mento sul bastone. |
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| Vita di cortile nel ricordo di Compare Alfio, il carrettiere | |
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Una scena di vita nel vicolo nel ricordo di compare Alfio, il carrettiere innamorato di Mena. Il brano documenta anche l'importanza dell'animale nella vita del carrettiere. Alfio Mosca, mentre guidava il mulo, andava raccontando alla Nunziata come e dove avesse vista la Lia, ch'era tutta Sant'Agata [soprannome della sorella Mena], e ancora non gli pareva vero a lui stesso che l'avesse vista coi suoi occhi, tanto che la voce gli mancava nella gola, mentre ne parlava per ingannare la noia, lungo la strada polverosa. |
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![]() Scena da film "la terra trema" di Visconti |
-Ah Nunziata! chi l'avrebbe detto, quando stavamo a chiacchierare da un uscio all'altro, e c'era la luna, e i vicini discorrevano lì davanti, e si udiva colpettare tutto il giorno il telaio di Sant'Agata, e quelle galline che la conoscevano soltanto all'aprire che faceva il rastrello, e la Longa [madre di Mena] che la chiamava pel cortile, che ogni cosa si udiva da casa mia come se fosse stato proprio là dentro! Povera Longa! Adesso, vedi, che ci ho il mulo, e ogni cosa come la desideravo, che se fosse venuto a dirmelo l'angelo del cielo non ci avrei creduto, adesso penso sempre a quelle sere là, quando udivo la voce di voialtre, mentre governavo l'asino, e vedevo il lume della casa del nespolo, che ora è chiusa, e quando son tornato non ho trovato più niente di quello che avevo lasciato, e comare Mena non mi è parsa più quella. Uno che se ne va dal paese è meglio che non ci torni più. Vedi, ora penso pure a quel povero asino che ha lavorato con me tanto tempo, e andava sempre, sole o pioggia, col capo basso e le orecchie larghe. Adesso chissà dove lo cacciano, e con quali carichi, e per quali strade, con le orecchie più basse ancora, ché anch'egli fiuta col naso la terra che deve raccoglierlo, come si fa vecchio, povera bestia! |
| Alessi riscatta la casa del nespolo. Il cortile ritorna ad animarsi delle attività di una volta | |
| Una descrizione suggestiva del cortile della
casa del nespolo e della vita dei "sopravvissuti" dei Malavoglia. ...Alessi, s'era tolta in moglie la Nunziata, e aveva
riscattata la casa del nespolo. |
![]() Particolare del museo la Casa del Nespolo ad Acitrezza |
| L'addio di 'Ntoni alla casa del nespolo | |
| Il brano che segue è tratto dalle ultime pagine del romanzo
"I malavoglia" di Giovanni Verga. 'Ntoni, uscito dal carcere, torna nella
casa del nespolo, che era stata riscattata dal fratello Alessi. il nonno,
padron 'Ntoni era morto, come anche la Lia, una delle sorelle. Attraverso gli occhi di 'Ntoni, pieni di struggente malinconia, rivediamo la casa del nespolo col suo cortile. Con lui condividiamo anche la nostalgia per una realtà, la vita dei cortili, che non c'è più. |
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... Una sera, tardi, il cane si mise ad
abbaiare dietro l'uscio del cortile, e lo stesso Alessi, che andò ad aprire,
non riconobbe 'Ntoni il quale tornava colla sporta sotto il braccio, tanto
era mutato, coperto di polvere, e colla barba lunga. Come fu entrato e si fu
messo a sedere in un cantuccio, non osavano quasi fargli festa. Ei non
sembrava più quello, e andava guardando in giro le pareti, come non le
avesse mai viste; fino il cane gli abbaiava, chè non l'aveva conosciuto mai.
Gli misero fra le gambe la scodella, perchè aveva fame e sete, ed egli
mangiò in silenzio la minestra che gli diedero, come non avesse visto grazia
di Dio da otto giorni, col naso nel piatto; ma gli altri non avevano fame,
tanto avevano il cuore serrato. Poi 'Ntoni , quando si fu sfamato e riposato
alquanto, prese la sua sporta e si alzò per andarsene. Alessi non osava dirgli nulla, tanto suo fratello era mutato. Ma al vedergli riprendere la sua sporta, si sentì balzare il cuore dal petto, e Mena gli disse tutta smarrita:-Te ne vai? -Si! rispose 'Ntoni -E dove vai? chiese Alessi -Non lo so. Venni per vedervi. Ma dacchè son qui la minestra mi è andata tutta per veleno. Per altro qui non posso starci, che tutti mi conoscono, e perciò son venuto di sera. Andrò lontano, dove troverò da buscarmi il pane, e nessuno saprà chi sono. |
| [...] Prima di andarsene voleva
fare un giro per la casa, onde vedere se ogni cosa fosse al suo posto come
prima; ma adesso, a lui che gli era bastato l'animo di lasciarla e di dare
una coltellata a Don Michele, e di starsene nei guai, non gli bastava
l'animo di passare da una camera all'altra se non glielo dicevano. Alessi
che vide negli occhi il desiderio, lo fece entrare nella stalla, col
pretesto del vitello che aveva comperato la Nunziata, ed era grasso e
lucente; e in un canto c'era pure la chioccia coi pulcini; poi lo condusse
in cucina, dove avevano fatto il forno nuovo, e nella camera accanto, che vi
dormiva la Mena coi bambini della Nunziata, e pareva che li avesse fatti
lei. 'Ntoni guardava ogni cosa, e approvava col capo, e diceva: -Qui pure il
nonno avrebbe voluto metterci il vitello; qui c'erano le chioccie, e uqi dormivano le ragazze, quando c'era anche quell'altra...Ma
allora non aggiunse altro , e stette zitto a guardare intorno, cogli occhi
lustri. In quel momento passava la Mangiacarrubbe, che andava sgridando
Brasi Cipolla per la strada, e 'Ntoni disse: -Questa qui l'ha trovato il
marito; ed ora, quando avranno di quistionare, andranno a dormire nella loro
casa. [...] E se ne andò con la sua sporta sotto il braccio; poi, quando fu lontano, in mezzo alla piazza scura e deserta, che tutti gli usci erano chiusi, si fermò ad ascoltare se chiudessero la porta della Casa del nespolo mentre il cane gli abbaiava dietro, e gli diceva col suo abbaiare che era solo in mezzo al paese. Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai faraglioni, perchè il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e parla voce di un amico |
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